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Una parte importantissima della psiche femminile e lunare, spesso trascurata o assimilata ad altre dee e aspetti più lucenti – come fa la Bolen parlando associandola ad Artemide o Kore/Demetra ne “Le dee dentro la donna” ma senza dedicarle un capitolo – è la dea Ecate, la dea dei fantasmi e della magia, “colei che detiene le chiavi del cosmo”. Di origine pre-indoeuropea, ripresa nella mitologia greca e trasportata poi nella dea romana Trivia, Ecate è la dea ctonia della stregoneria e dei crocicchi, gli incroci a tre o più vie, dove le si lasciavano offerte votive in materia di erme, cibo e rifiuti, e di cui anche era protettrice. Era la grande Signora dell’oscurità, che regnava sui daímones, sulla notte, sulla luna calante o nera, sui fantasmi e sui morti. Invocata da chi praticava la magia e la necromanzia, ad Atene era una delle divinità adorate come protettrice dell’oikos (casa/economia), insieme al padre Zeus/Ade e i fratelli Estia, Ermes e Apollo. Era anche considerata con un certo dominio su terra, mare e cielo, nonché con un ruolo più universale come Salvatrice (Soteira), Madre degli Angeli e aspetto oscuro dell’Anima Mundi.
Questa dea potentissima rappresenta una parte della psiche altrettanto potentissima, che trascuriamo e perlopiù giudichiamo negativamente, rinnovando ogni giorno col nostro moralismo e razionalismo la famosa “caccia alle streghe” che animò il medioevo: ovvero, facciamo questo nella nostra coscienza, ogni volta che rinneghiamo il potere occulto e incomprensibile della nostra psiche femminile. Questo determina la scissione della psiche femminile nelle sue parti e la mancanza di cooperazione e coordinazione tra di esse. Ovvero: l’Io si mette in mezzo in modo giudicante e non sa decidere, ad esempio, che strada o che atteggiamento prendere tra le varie possibilità che ha di agire, e una donna non sa più distinguere se per esempio è adulta o bambina, saggia o stupida, intelligente o incosciente. In amore l’atteggiamento che si osserva è, ad esempio, la scissione e indecisione tra l’amare il partner o l’odiarlo, tra starci insieme o lasciarlo, oppure l’ossessione per il tradimento o il vittimismo; nella professione, invece, si osserva il conflitto tra lo spendersi per gli altri o il pensare a sé stessa, tra il cercare o l’aspettarsi l’amicizia dei colleghi e il non sopportare di esserne vincolati; e così via. Che cos’è, allora, la magia “a più vie” che praticava la dea Ecate? Quali poteri e quali consapevolezze l’immagine della dea interviene a portarci?
Per poter capire la portata psicologica odierna di Ecate, dobbiamo fare prima un passo indietro e descrivere i modi che la gente comune aveva per comprendere la magia, che non è altro la conoscenza occulta (cioè irrazionale) e la pratica della divinità e del suo potere. Dal rogo di Giovanna d’Arco al processo alle streghe bambine di Salem nell’America puritana, l’immaginario della strega denunciava, oltre che un misconosciuto olocausto delle donne, quell’antico sapere divino, perduto a causa della repressione dei modi di essere del femminile da parte del pensiero ortodosso cattolico, e tutta la suggestiva forza Puella della metis, la saggezza proprio del femminile, e la capacità di applicarla e utilizzarla per i propri scopi. Ma questa fu anche la storia del legame che le donne intessevano tra loro – e che tentavano di intessere anche cogli uomini – per mantenere e tramandare i saperi e i poteri sciamanici, le pratiche, i rituali e le erbe curative, che improvvisamente, dopo millenni e millenni di una tradizione più antica dell’uomo, veniva bandita prima dai concili della Chiesa e, poi, dall’Illuminismo. Per conoscere la divinità, la gente comune non si poteva più rifare ai miti, banditi e iconoclastizzati perché osceni e blasfemi, quando era anzitutto la stessa mitologia, nonché la religione pagana, a insegnare e far acquisire una conoscenza non strutturata ma estremamente complessa ed efficace della divinità. Contrariamente alle superstizioni popolari, la magia non è infatti per nulla sovrannaturale. Se fu una pratica occulta (cioè nascosta), avvolta da millenni di segretezza e settarismo, diffamazione e disinformazione, il motivo è piuttosto semplice: si tratta di un insieme di pratiche naturali che utilizzano i poteri genuini, che non sono ancora stati scoperti o manipolati dalla scienza, o che comunque appartengono alla sfera del divino, del simbolico/mitologico e dell’inconscio.
Anche se ci sono molte streghe, nel mito, a cui potremmo rifarci – come Medea o Circe, altri aspetti di Ecate – per capire in che modo e in che senso la magia è psicologicamente l’anello che riunisce tutte le parti scisse del femminile nella psiche, ci rifaremo al mito stesso di Ecate, la sorella di Ermes – e suo stesso aspetto femminile. Il nome Ecate sembra derivare dalla radice greca ἑκών “desiderio, volere” (colei che fa il suo volere o dispensatrice di desideri). Un’altra parola greca suggerita come etimologia è Ἑκατός Hekatos, un raro epiteto di Apollo tradotto in moltissimi modi, come “che opera da lontano e che colpisce”. Ciò è stato suggerito mettendo a confronto gli attributi della gemella di Apollo, la dea Artemide, spesso associata con Ecate nel mondo classico. Ecate era inizialmente considerata un aspetto di Artemide, prima della sua adozione all’interno del pantheon Olimpico. In quel periodo, Artemide sarebbe stata associata fortemente con la purezza e la verginità da un lato, mentre i suoi attributi più oscuri e inferi, come la magia, le anime dei morti e la morte, sarebbero stati invece poi venerati separatamente, proprio sotto il nominativo Ecate.
Nell’iconografia Ecate viene rappresentata spesso con tre corpi, oppure con sembianze di cane, o accompagnata da cani infernali ululanti, in quanto veniva considerata protettrice dei cani. Il cane è lo psicopompo, il simbolo di ciò che guida verso l’anima e il mondo interiore, verso il sentire e la funzione del sentimento. Il triplice aspetti della dea declina questa funzione di guida delle anime nei tre aspetti dimensionali, il cielo la terra e il mondo infero. Dea degli incantesimi, degli spettri e protettrice degli incroci delle strade, in quest’ultimo aspetto essa è protettrice anche dei viandanti, nella misura di coloro che cercano la propria via attraverso le varie possibilità del destino, coloro che la cercano attraverso le diverse dimensioni del mondo. Pensiamo ad esempio al suo ruolo mitologico che ha Ecate nel processo psicodinamico più importante di tutti i processi del femminile: un mito che si svolge tra le tre dimensioni del mondo, e che coinvolge Zeus e Ade/Dioniso, Kore/Persefone e Demetra, e che costituisce il mistero della vita, della morte e della trasformazione, della rinascita e della rigenerazione. Fu Ecate a sentire le grida disperate di Persefone, rapita da Ade e portata negli Inferi, e fu sempre lei ad avvertire Demetra di quanto era accaduto. Dopo averla cercata per nove giorni e nove notti vagando per tutto il mare e tutta la terra, all’alba del decimo giorno Demetra infatti incontrò Ecate che le suggerì di recarsi con lei da Elio, dio del sole come Apollo. Elio disse loro che Ade aveva rapito Kore e l’aveva portata nel mondo sotterraneo per farla sua sposa e renderla “Persefone”, ovvero “Regina degli Inferi”. Inoltre disse che il rapimento e la violenza da lei subiti erano stati ratificati da Zeus, e consigliò pertanto a Demetra di smettere di piangere e di accettare che la figlia fosse assegnata ad Ade e all’Ade stesso come il regno dove Kore era diventata, appunto, Persefone. Per l’archetipo della Madre Demetra, quindi, Ecate può svolgere la funzione di psicopompa, ovvero di guida, supporto e chiarificazione, riconducendola a quella chiarezza solare e apollinea che, nelle situazioni in cui ci sentiamo non accolte, tradite o abbandonate, possiamo far conto per individuare nella nostra ira o nella nostra disperazione quella lucidità e quella ragione rivolta all’accettazione e alla comprensione del cambiamento.
Dal canto suo, la parte “Figlia/Fanciulla” dell’archetipo bifronte Madre-Figlia (un aspetto dell’archetipo Senex-et-Puer di cui abbiamo già parlato qui) è Kore, che incontra Ecate quando, accompagnata da Ermes, emerse la prima volta dal mondo degli Inferi. Da quel momento, cioè da quando Kore diventò Persefone, Ecate le fu compagna inseparabile, e sarà sempre lei, poi, a riaccompagnarla ogni volta nell’Ade. Questo aspetto di Ecate eternamente collegato a Persefone viene perlopiù rimosso o dimenticato nella psicologia: c’è sempre un aspetto stregonesco o magico che viene con l’archetipo della Fanciulla/Regina dell’Ade. Ritroviamo questo aspetto, ad esempio, dopo ogni crisi depressiva, quando la donna guarisce e ritorna nel mondo, così come dopo ogni periodo di ricovero o psicosi si ha spesso la sensazione o la consapevolezza di esistere anche in un’altra forma o in più dimensioni, che significa simbolicamente avere Ecate per compagna. La depressione o melanconia, la manìa, la follia o lunacy sono anche direttamente collegate a Ecate e all’acquisizione di facoltà paranormali, basta ricordare ad esempio come le isteriche venissero quasi sempre tacciate anche di stregoneria perché avevano una sensibilità o emotività estesa e proiettiva di contenuti energetici inconsci sulle persone e sugli ambienti circostanti, (sennonché a volte fossero proprio delle medium quando l’aspetto Ecate veniva riconosciuto e utilizzato consapevolmente).
Ma se Ecate è compagna di Persefone, ciò vale anche per il contrario. Ecate è la forza che riaccompagna Persefone da Demetra, non più come sola “fanciulla” senza nome ma proprio come “regina” di quel mondo invisibile fatto di energie psichiche. Persefone è l’altra faccia di Ecate, quella dell’emancipazione del femminile, quella dell’imparare ad affrontare la vita con le proprie sole forze e prendersi cura di sé stessa con quelle energie. Quella che le utilizza anche nella coppia, per imparare a scegliere per sé stessa e arrivare a una modalità relazionale non più soggetta al potere degli altri, come donna passiva e remissiva, ma come donna potente e libera, che sceglie un parner perché l’ama davvero per come è, e usa tutti i propri poteri per conviverci nelle differenze e nelle difficoltà della vita, nel rispetto e nella stima delle reciproche differenze, e nella diversità come arricchimento più che come limite. Questo amore spirituale, incondizionato e “vero”, è proprio un dono di Persefone veicolato da Ecate e dai suoi spiriti.
Il potere di Ecate, oltre a riunire insieme i tre aspetti di Madre, Vecchia Saggia o Nonna, e Fanciulla, e tutte le varie parti del femminile, porta al femminile stesso un nuovo senso e modo di accogliere e tollerare l’altro. Chiaramente, per poter stare insieme in questo modo, bisogna saper andare oltre le paure e i traumi passati, ed evolverli in conoscenza e saggezza; nonché saper suggestionare e suggestionarsi, sedurre e farsi sedurre, in poche parole “fare incantesimi”. L’affinità archetipica con Ecate e Ade/Dioniso può predisporre alle qualità estatiche e numinose, che, come nelle antiche sacerdotesse della Luna, alcune donne sviluppano con Artemide o Persefone. Anche Afrodite trasfigura in Ecate (come nel mito di Circe o di Medea) quando l’amore si sviluppa attorno ai caratteri più foschi, dionisiaci e misteriosi della relazione: ne abbiamo un magistrale esempio nel film “Eyes Wide Shut”, in cui la coppia protagonista si emancipa proprio utilizzando e attraversando le proprie fantasie erotiche in modo irrazionale e stregonesco, fino a farle tornare a confluire all’interno della coppia stessa. Le donne, allora, si sentono inebriate dai rituali e dall’Eros dionisiaco, come “possedute” dalla divinità. In questi processi venivano facilmente accusate di satanismo, ma la verità è che la cosa che più faceva paura era che le donne mosse in tal modo dallo spirito possono diventare carismatiche e suggestive, parlare “più lingue”, e questo enorme potere metteva paura. Oggi, con il revival del culto della Dea, dove si fanno danze estatiche che ne evocano lo spirito, alcune donne che di giorno sembrano Persefone, di notte diventano altrettante Ecate arcane, o Menadi dionisiache. Per sviluppare le capacità sensitive, la donna Persefone deve trovare in sé stessa la magia e la saggezza di Ecate e non lasciarsi spaventare dalla dimensione dell’arcano, sentirsi a casa sua negli Inferi, avere la consapevolezza di avere sempre a disposizione più scelte e opzioni possibili.
Se non la rimuove moralisticamente o razionalmente, nel suo sentimento la donna Persefone può “crescere al fianco di Ecate” attivando e mantenendo tutta la sua metis e le sue capacità stregonesche, per esempio seguendo molte direzioni diverse e modi diversi di comunicare e agire (le varie direzioni di Ecate dea dei crocicchi e dei viandanti). Queste diverse “strade” o scelte esprimono tutto il potere e il potenziale occulto dell’archetipo: Ecate è la possibilità stessa di scegliere e attivare le modalità di altre divinità e di collegarsi ad esse, di utilizzare più linguaggi e di attraversare “mondi” diversi. La magia di Ecate consiste anzitutto nella consapevolezza di avere i poteri necessari e agirli in più modi, di far funzionare le cose con le cosiddette “magie” o “magheggi”, di cui le donne sono spesso state tacciate appunto di manipolazione e opportunismo – caratteristiche invece estremamente utili e psicologicamente positive di Ermes e Ecate quando usate a scopo costruttivo o “a fin di bene” – e che in una cultura non moralista sono riconducibili a quella capacità femminile di prevedere e decidere di compiere un atto qualsiasi e, semplicemente, di farlo, di realizzarlo. Come la magia stessa, senza il bisogno di sapere esattamente come qualcosa funziona, avere un’idea o un’intuizione di cosa fare, e semplicemente farlo, perché in qualche modo funziona. Con Ecate come con la magia, quando iniziamo a fare qualcosa noi ci connettiamo con le energie psichiche sottili che si intersecano e attraversano le varie dimensioni interiori ed esteriori, e senza sapere come “mescoliamo le carte” e il risultato è che in qualche modo abbiamo cambiato le cose. Questo modo di scegliere “muovendosi in più vie” significa andare oltre l’Io, accedere e utilizzare tutte le nostre potenzialità e non la mera razionalità dell’Io, andare oltre il materialismo che ci inchioda al razionalismo e alla logica della situazione. In questo modo, Ecate ci richiama a una nuova accoglienza “divina” ovvero delle possibilità multiple di risolvere una situazione, e ci ricorda che le nostre diverse parti femminili non sono in realtà scisse, ma interconnesse tra loro in questa nuova visione spiritualmente superiore.
I mezzi del potere di Ecate sono proprio gli oggetti simbolici dei suoi rituali e delle sue pratiche magiche, che utilizzano tutto a metafora di tutto, e non scartano niente di ciò che può essere utilizzato come simbolo; cioè, sta proprio in quei “rifiuti” su cui regnava Ecate, ovvero sugli scarti e i residui diurni dell’Io, che possono poi diventare il materiale da dove parte la nostra immaginazione, come nel sogno. Ciò che non è facile riconoscere, come nella magia e nella divinità, è che tutto il potere psicologico di cui abbiamo bisogno è in noi stessi, e non in oggetti esterni e materiali, o in altre persone. Quello che è necessario, come nella magia e nella divinità, è tuttavia “crederci”.

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